La Gran Bretagna dice sì ai figli del triangolo genetico

La Camera dei comuni ha approvato a larga maggioranza una tecnica che permetterà la nascita di bambini con il Dna di tre genitori

di Eugenio Murrali

Un puzzle adatto anche agli embrioni. Così appare la nuova tecnica di fecondazione assistita approvata dal Parlamento britannico con 382 voti favorevoli e 128 contrari. Oltremanica il triangolo lo hanno considerato. I figli nati da quest’ulteriore passo della genetica avranno quindi tre genitori: due mamme e un papà. Saranno il frutto dei gameti di tre differenti soggetti: quello della madre biologica, quello del padre biologico e quello di una donatrice.

Semplificando molto, questo è il meccanismo: dall’ovulo della madre viene isolato il Dna nucleare, mentre viene eliminato il Dna mitocondriale, sostituito da quello di una donatrice, l’ovulo così ricomposto viene fecondato in vitro con lo sperma del padre e infine impiantato nella madre.

Questo metodo permetterebbe di evitare la trasmissione di malattie genetiche di cui sarebbe portatore il Dna mitocondriale della madre e che inciderebbero in particolare sul sistema nervoso e muscolare del figlio.

Del metodo sviluppato da una clinica di Newcastle si è parlato molto, anche per il caso di Sharon Bernardi, una donna di Sunderland che, per via di un difetto al Dna mitocondriale, ha perso sette figli.

La decisione della Camera dei Comuni fa discutere però e, evento assai raro, la Chiesa cattolica e quella anglicana sono unite nella condanna di una tecnica che è già stata definita “baby design”. Il bambino concepito avrebbe infatti, oltre al Dna dei genitori, circa lo 0,1% di materiale genetico derivante dalla donatrice.

Anche in Italia la notizia scatena il dibattito e sul sito del giornale della Cei, l’Avvenire, è comparso un articolo dal titolo “Bimbi con il Dna di 3 persone, agghiacciante sperimentazione”, in cui, oltre a condannare quest’intervento di ingegneria genetica, la giornalista Assuntina Morresi evidenzia i rischi, puntando l’accento sulle conseguenze possibili e a oggi imprevedibili di una tale tecnica.

Sull’altro fronte, Mitocon, l’associazione italiana dei pazienti e dei familiari di pazienti mitocondriali, si è espressa a favore della tecnica trio. Mitocon aveva già supportato la “three-person IVF”, la nuova sperimentazione, sottoscrivendo, insieme ad altre associazioni di pazienti di 12 Paesi diversi riunite nell’IMP (International Mito Patients), una lettera al Parlamento britannico per richiedere l’approvazione della normativa specifica sull’argomento. Riportiamo un estratto dell’appello:

We urge Parliament to support these regulations when it goes to vote. A vote in favour will not mean that clinics could offer mitochondrial donation immediately: they will still need a licence from the Human Fertilisation and Embryology Authority, which will be granted only with scientific evidence that any risks in each particular case are sufficiently low. Passing the regulations now will allow this licensing process to begin, so that once the final evidence is available, affected families who want the procedure will be able to use it straight away.

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