Roberto Herlitzka è il vero Casanova

Al Teatro Arcobaleno fino all'8 febbraio l'attore interpreterà "Casanova", scritto da Ruggero Cappuccio e diretto da Nadia Baldi

di Francesca Ferri e Eugenio Murrali

Ha scavato Ruggero Cappuccio, il drammaturgo della profondità, ha scavato nel linguaggio, tra le coltri del lessico ha cercato, ha trovato la parola incisiva, mistica e carnale di un Casanova depurato dalle mitologie. Ancora una volta lo scrittore regala alle scene un’opera in audace equilibrio tra prosa e poesia, il distillato di lunghe esplorazioni nella storia e nell’anima del gentiluomo veneziano. Roberto Herlitzka entra nella pelle di quest’uomo scolpito dal tempo e deciso a fare i conti con la propria vita poco prima del “passaggio fatale”. Con il volto scavato, un pallore quasi spirituale, il Casanova settantatreenne fa il suo ingresso nel tribunale delle scene, sfida il personaggio libertino e parte alla ricerca della sua identità, mentre si confronta con i fantasmi femminili del passato. Il galantuomo, ormai bibliotecario nel castello del conte di Waldestein, ondeggia tra l’essere e il non essere, si presenta agli spiriti della memoria e agli spettatori come un amico di Casanova. Sa bene che tutti lo riconosceranno, ma questo passaggio dalla prima alla terza persona è per lui un irrinunciabile meccanismo della ricerca del sé.

“Non si diventa seduttori se non si è mai stati adeguatamente sedotti”, afferma il protagonista, e in questa scarna massima di umanità Cappuccio e Herlitzka continuano un’opera di verità, una riabilitazione consapevole, documentata, dell’intellettuale divorato dal personaggio: “Se fossi Casanova non sarei Casanova”. Nella sua regia Nadia Baldi fronteggia con personalità la sfida di una scrittura potente e raffinatissima unita all’interpretazione di Herlitzka, l’attore che meglio di ogni altro incarna oggi sulla scena italiana la geniale sintesi fra tradizione e sperimentalismo e sa restituire al personaggio sfumature innumerevoli di coraggio e altruismo, gli sguardi da bambino, le intonazioni dell’uomo di cultura che non sa rinunciare alla vita, all’amore, alla libertà. L’uomo è circondato da cinque attrici, figure prodotte dal pensiero, esseri sospesi tra realtà e astrazione, che si fanno giudici, voci insinuanti, disturbo della coscienza e a volte divengono scenografia vivente. Marina Sorrenti (la Straniera, che scopriremo essere ben altro), Franca Abategiovanni, Carmen Barbieri, Giulia Odori, Rossella Pugliese, nelle sognanti atmosfere pensate dalla Baldi, possono essere piante mosse dal vento, carillon malinconici, nevrotiche marionette e si trasformano in parabola visiva della mitologia che ha oscurato l’uomo di lettere, l’amante innamorato, in favore del dongiovannesco e, come Don Giovanni, antonomastico Casanova. Dopo Don Chisciotte e il Soccombente, l’energico sodalizio tra Nadia Baldi, Ruggero Cappuccio e Roberto Herlitzka ha confermato in questa prova le possibilità di un’armonia artistica consolidata, ha dato alla parola scenica quell’urgenza, quella necessità e insieme quello scambio di forze dialettiche senza cui il teatro non esiste o si trasforma in vuoto intrattenimento. Le musiche sono di Marco Betta, i bei costumi di Carlo Poggioli, il progetto della scena di Mariangela Caggiani, le acconciature di Desirèe Corridoni. Nelle complesse dinamiche di una prima a non convincere del tutto è stato l'esito del disegno luci: a volte più freddo che evocativo, spesso ingeneroso verso il protagonista, costretto a fuggire da troppi bui e da tinte più adatte a descrivere una bakery house che la soffusa dimensione contraddittoria dell’anima. “Per essere felice un solo momento ho pagato con la galera, l’esilio, la derisione, la gonorrea, la sifilide, la tristezza”. Ruggero Cappuccio non ha dimenticato nessuna delle ferite che la vita ha inciso sull’animo di Giacomo Casanova, l’uomo, lo scrittore: questo spettacolo è un momento di grande teatro e un avamposto di verità.

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