La civiltà nuragica torna a splendere al museo Pigorini

In una mostra dedicata all'archeologo Giovanni Lilliu, numerosi reperti e un percorso accompagnano il visitatore nella Sardegna antica

di Manuela Murgia e Eugenio Murrali

La Sardegna nuragica in mostra al Museo Pigorini all'EUR. Il polo nazionale dedicato alla preistoria e all'etnografia ospiterà fino al 21 marzo 2015 "L'isola delle torri". L'esposizione, promossa dalle soprintendenze di Cagliari, Oristano, Sassari, Nuoro, è dedicata al padre nobile dell'archeologia sarda: Giovanni Lilliu, che lo scorso 13 marzo avrebbe compiuto 100 anni. Il soprintendente del museo ospitante, Francesco di Gennaro, si dice molto fiero di questa iniziativa, che prende spazio in un quartiere dal fascino dispersivo, ma soprattutto in un Eur sempre più disperso, benché i collegamenti con il centro della città non manchino. Il Pigorini ha messo a disposizione della mostra alcuni dei suoi pezzi forti, tra cui risplende certamente il bronzetto nuragico. La maggior parte dei reperti sono però il frutto di nuovi scavi, portati avanti negli anni. I ricercatori - ci spiega Gianfranca Salis, curatrice insieme al soprintendente per i beni archeologici della Sardegna Marco Edoardo Minoja e a Luisanna Usai - si sono sempre confrontati con il modello imprescindibile elaborato da Giovanni Lilliu, per poi prendere altre vie ed elaborare nuove teorie. Minoja ci racconta invece come questa mostra dal grande valore scientifico sia costruita anche per introdurre il grande pubblico alla suggestione della vita quotidiana nuragica. Tre i temi principali a far da guida fra gli oltre 1000 reperti inediti o poco conosciuti: il metallo, l'acqua e la pietra. Il metallo è la materia delle armi, delle punte di lancia, dei fasci votivi di spade, ma anche di numerosi bronzetti, tra cui emergono per la loro raffinatezza il cervo, la navicella. Insieme a oggetti di culto compaiono utensili di uso quotidiano. L'acqua è un elemento che da sempre condiziona la vita dell'isola sarda. I curatori hanno posto l'accento sull'apertura della civiltà nuragica verso l'esterno e questo anche grazie al mare, che, se da una parte isolava, dall'altra rappresentava una funzionale via di comunicazione. Ovviamente però c'era anche l'acqua dei pozzi sacri, che sottolineavano il rispetto e il culto rivolto verso questa sostanza essenziale. La pietra è l'elemento che caratterizza le costruzioni di cui ci parla il titolo della mostra, le "torri", traduzione italiana del termine sardo "nuraghi". Ma è anche la materia delle statue del complesso di Mont'e Prama, riprodotte virtualmente al Museo Pigorini attraverso un moderno sistema tecnologico realizzato dalla CRS4. L'allestimento ha richiesto il concorso di forze di molte professionalità. Un enorme lavoro è stato compiuto dai restauratori, che hanno restituito all'antico splendore un numero impressionante di reperti, tra cui i fragili vasi in terracotta, oltre a tutti gli oggetti votivi. Nel luminoso spazio espositivo dell'Eur, spesso meta di vivaci scolaresche, prende così vita questa suggestiva narrazione che ripercorre tutta la cultura nuragica, tra età del bronzo e età del ferro. Un'esperienza visiva nella profondità dei millenni passati per avvicinarsi alla vita concreta di un popolo dinamico, aperto, fiero e fortemente spirituale.

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