Calciosociale all'ombra del Serpentone: Corviale riparte da qui

Per anni simbolo di degrado, oggi il quartiere offre ai ragazzi uno spazio dedicato allo sport e alla legalità

di Valentina Berdozzi, Camilla Romana Bruno e Eugenio Murrali

A Corviale il verde è davvero il colore della speranza. Sono le 17 e sul prato del campo sociale si accendono i riflettori della possibilità. Trenta ragazzini in divisa rossa iniziano il loro riscaldamento. Non diventeranno tutti calciatori, non sono tutti campioni, ma si sentono tutti uguali ed è quello che conta. Anche per questo lo hanno chiamato "il campo dei miracoli", perché non è facile crescere all'ombra del Serpentone, il simbolo stesso di Corviale e delle degradate periferie romane. Attorno a quel fallito progetto avveniristico sono fiorite tante leggende negative: dal suicidio del progettista Mario Fiorentino, a quella, metaforica, secondo cui l'imponente costruzione avrebbe bloccato il ponentino romano. Calciosociale, invece, è una realtà positiva. Il Calciosociale - La parola d'ordine è inclusione: tutti in campo. Nasce così la squadra tipica del Calciosociale: giocatori e giocatrici, bambini, anziani e disabili corrono tutti verso la porta per fare goal. E se non vincono le partite, di certo danno un calcio a emarginazione e barriere sociali. Nel 2005, la prima a scendere in campo è una squadra di educatori sportivi che attraverso il calcio vuole sciogliere i nodi di realtà difficili. L'esperimento in pochi anni si trasforma in un'energia contagiosa. I tesserati di Calciosociale diventano centinaia, raccolti intorno alle 5 strutture presenti in Italia: Roma, Napoli, Cagliari, Montevarchi (Ar) e Carsoli (Aq). Il campo di Corviale - Cinque anni fa il campetto di Via Poggio Verde era una distesa d'asfalto coperta d'erba sintetica. Una struttura fatiscente: in quella che oggi è una piccola cappella a bordo campo, dormiva un ex militante della banda della Magliana. Finalmente, nel 2009, l'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale del comune di Roma affida l'area a Calciosociale. I volontari si rimboccano le maniche e parte la ristrutturazione: demolire, sistemare, ricostruire, scortecciare la legna per ricavarne il soffitto della futura palestra. è un duro lavoro: c'è chi viene da lontano, chi addirittura dorme nel cantiere per sorvegliarlo. Ancora una volta, nessuno si tira indietro. L'impegno collettivo fa nascere una struttura all'avanguardia, premiato esempio di bioarchitettura.

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