Intervista a Lina Sastri, presto a Roma con "Appunti di viaggio"

L'attrice napoletana sarà sul palco del Brancaccio venerdì 24 ottobre per un evento denso di musica, ricordi e tanto teatro

di Marco Ferretti e Eugenio Murrali

Artista versatile, capace di spaziare dal cinema alla prosa, al teatro musicale e alla televisione, Lina Sastri ha lavorato con i maggiori registi e condiviso la scena con i più noti attori. Nella sua carriera ha riportato numerosi riconoscimenti, tra cui tre David di Donatello e un Nastro d'argento. Ha preso parte, con ruoli importanti o da protagonista, a film di rilievo come Ecce Bombo di Nanni Moretti, Mi manda Picone di Nanni Loy, Baarìa di Giuseppe Tornatore, e a produzioni televisive, su tutte Natale in casa Cupiello di e con Eduardo De Filippo. Oltre la costante presenza sui palchi teatrali, va ricordata la sua "doppia vita" in musica, con vari dischi all'attivo. Il 24 ottobre debutterà al Brancaccio il suo nuovo spettacolo, Appunti di viaggio, che ci racconta in anteprima. Nella scorsa stagione ha portato in scena Linapolina uno spettacolo da lei scritto, diretto e interpretato con grande successo di pubblico al Teatro Quirino di Roma. Il prossimo 24 ottobre proporrà Appunti di viaggio, serata unica al Teatro Brancaccio. Cosa differenzia i due spettacoli? Linapolina aveva una vera e propria struttura teatrale, diviso in due tempi, con il registro lirico, quello popolare, le mie poesie, la scena e tutto il resto, mentre Appunti di viaggio è uno spettacolo libero. Anche qui ci sono i miei adorati musicisti in scena che, però, mi seguiranno a braccio secondo quello che racconterò. Un dialogo diretto con il pubblico nel quale parlerò degli incontri artistici che ho avuto in teatro, in musica, in cinema, dal debutto a oggi. Toccherò alcuni temi teatrali e citerò brani da alcuni testi che ho interpretato, come ad esempio Filumena Marturano di Eduardo, o pezzi musicali che ho cantato in giro per il mondo. Appunti di viaggio è più vario, più composito, ma anche molto più libero e più semplice di Linapolina, che comunque continuerò a portare in tournée in questi mesi. È la prima volta che lei recita al teatro Brancaccio? Sì. Il teatro Brancaccio è un bellissimo teatro, molto grande e con un pubblico abituato a musical, a spettacoli molto ricchi. È come se mi buttassi da un trampolino senza acqua sotto, perché non ho niente in scena, tranne me stessa, i musicisti e il teatro. Attraverso quale percorso arriva a concepire i suoi lavori teatrali? Negli spettacoli che scrivo e dirigo seguo il mio istinto, come quando da attrice affronto un personaggio. Così è stato dal primissimo spettacolo, che fu Cuore mio, e poi con Corpo celeste, tratto da uno scritto di Anna Maria Ortese, Mese Mariano, dedicato tutto a Salvatore di Giacomo, e Per la strada, di soli inediti. Il suo sguardo è rivolto al passato? È bene che chi ha avuto il privilegio di toccare teatro, cinema, musica, dallo scorso secolo ai primi anni di questo, e ha avuto la fortuna di imparare qualcosa lo comunichi, lo dia agli altri. Tuttavia, trovo che fermarsi al passato sia sempre sbagliato. È giusto che il passato sia presente, vivo in quello che ha insegnato nel bene e nel male, questo sì. Qual è il suo rapporto con la musica? Per me la musica è qualcosa di molto fisico, un po’ come la recitazione. Non sono, però, una cantante tout court: salire su un palco, cantare e basta non mi appartiene. Roma è un luogo importante anche perché rimanda al suo incontro artistico con una grande attrice del passato: Anna Magnani. Non l'ho mai conosciuta di persona, ma la considero un po’ la mia madrina musicale. Una sera a Cinecittà mi sono trovata a sostituire qualcuno che doveva cantare durante una commemorazione in suo onore. Era morta da alcuni anni. In quell’occasione ho cantato una canzone napoletana che lei amava, Reginella. Ero molto giovane, ancora sconosciuta, mi sono trovata a cantare questo brano pubblicamente. È stato un modo per avvicinarmi alla canzone classica napoletana che, allora, guardavo con molto sospetto. Dopodiché, ho interpretato il personaggio di Anna Magnani in Celluloide di Carlo Lizzani. Con lo sguardo di oggi, chi definirebbe suoi maestri? Tutti. Il primo è stato Armando Pugliese con cui ho debuttato in Masaniello, De Simone in musica, Nanni Loy in cinema, e poi gli attori che ho incontrato, da Giancarlo Giannini e Ricky Tognazzi ad altri, e poi ancora Carlo Lizzani, Giuseppe Tornatore, meraviglioso, un grande maestro, infine Woody Allen, John Turturro. E ovviamente Eduardo. Non potrei nominarli tutti. I grandi sono tutti simili: sono umili, sono severi e sono silenziosi. Nel suo itinerario artistico sta prendendo molto spazio la scrittura… Sì, perché con il tempo, con gli anni, si arriva a una sintesi, forse, si arriva a togliersi i pesi. Io ero così anche a diciotto anni, ma col tempo ancor di più senti il bisogno di qualcosa che sia vicino a te, che sia sempre più libero e che sia sempre meno la recita di una cosa diversa da te. Hai più bisogno di vita, hai meno vita davanti e, quindi, la vuoi vivere.

Ascolta l'intervista su Reporternuovo

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