Tiburtina cantiere infinito: due anni di paralisi per una fogna

Anni di ritardo e 12 milioni di euro. Finalmente spunta una data per la fine dei lavori. Cronaca di un'opera pubblica che dal 2012 ha cambiato il volto di via Tiburtina

di Valentina berdozzi, Camilla Romana Bruno e Eugenio Murrali

-Ma quando finiranno 'sti lavori sulla Tiburtina? -Comunque troppo tardi. Una coppia di anziani signori sulla linea 448 commenta così i cantieri per il nuovo collettore fognario. Da oltre due anni il tratto di via Tiburtina tra Portonaccio e Casal Bruciato è paralizzato. Nel quartiere si è diffuso un senso di disorientamento e i cittadini sembrano passati dalla rabbia alla rassegnazione. Chiedi in giro cosa si sappia su questi lavori e sulla loro durata, provi a fermare una mamma col passeggino, un'anziana col carrello della spesa, prima che fuggano dallo smog: "Signora, qualcuno vi informa sullo stato di avanzamento dei lavori?". La risposta è la stessa: "Chiediamo: nessuno sa niente, nessuno ci dice niente". L'ANTEFATTO - Di un collettore in via Tiburtina c'era sicuramente bisogno. Il sistema fognario era fermo al 1952. Tra i commercianti c'è chi possiede addirittura un dossier degli allagamenti dagli anni '70 in poi. La gigantesca opera di ampliamento della raccolta acque era stata troppo a lungo rimandata. L'alluvione del 20 ottobre 2011, però, ha fatto traboccare il vaso. In tre ore una media di 120 mm di pioggia si abbatte sulla città. All'Infernetto, periferia sud della capitale, annega un ragazzo di 32 anni. I danni non si calcolano, e la più colpita è proprio via Tiburtina. I commercianti, pur abituati e attrezzati contro gli allagamenti, sono sotto shock e soprattutto sottacqua. La famiglia degli storici arredatori Binacci fa appena in tempo a portare via le macchine, in pochi minuti il cortile interno si trasforma in una piscina, l'acqua sfonda un muro della sala espositiva, le pompe antiallagamento si bloccano. I mobili galleggiano. Negozi, garage, cantine: sulla via ognuno è stato colpito a suo modo. I BUONI PROPOSITI - L'amministrazione comunale ha immediatamente chiesto e presto ottenuto lo stato di calamità naturale per il nubifragio del 2011. Al nuovo collettore fognario, però, la giunta Alemanno aveva forse già pensato. Sul sito di informazione sui lavori pubblici di Roma Capitale, infatti, leggiamo che quattro mesi prima, il 20 giugno del 2011, era stato affidato "l'appalto integrato per la progettazione esecutiva e per l'esecuzione dei lavori di costruzione della rete di fognatura su via Tiburtina, da via di Portonaccio a via Casal bruciato - V municipio" (oggi IV). 280 metri il tratto di strada interessato, 730 i giorni (lavorativi?) previsti per la realizzazione dell'opera, un importo contrattuale di 8.777.920 euro e Fabrizio Mazzenga responsabile dei lavori. La cantierizzazione, però, parte solo un anno dopo. Il 30 luglio 2012 il portale online del Comune di Roma fa luce sulla tempistica: pochi giorni dopo, il 6 agosto, sarebbe iniziata la prima delle quattro fasi dei lavori per l' "adeguamento del collettore fognario". A ogni fase sarebbe corrisposto un cantiere, posizionato in un segmento diverso di via Tiburtina. Il progetto del Comune era infatti quello di procedere a scaglioni su singole porzioni di strada, lungo un tratto complessivo che da via delle Cave di Pietralata sarebbe arrivato fino a Casal Bruciato. Sempre secondo il sito comunale i lavori sul primo tratto, quello tra via delle Cave di Pietralata e via Vincenzo Morello, dovevano terminare a ottobre 2012, mentre bisognava aspettare luglio 2013 per vedere la Tiburtina libera da gru, transenne, operai e finalmente con il suo collettore. Veniva specificato inoltre che 9 linee di bus (7 diurne, 2 notturne) sarebbero state spostate dalla carreggiata centrale a quelle laterali. Molti, assicuravano, gli accorgimenti "per evitare i disagi" : scavo in galleria, cantieri attivi anche durante il fine settimana, parcheggi in alcune aree della corsia centrale. IL DISAGIO DI CITTADINI E COMMERCIANTI - Per cittadini e commercianti tutto ciò non è stato indolore, ci dice Andrea Mosetti dell'associazione "Radici". Negli anni questa via, grazie a un'importante opera di riqualificazione, era diventata un luogo di passeggio, un polo commerciale importante, capace di attrarre clienti da altri quartieri. La sfilata di carnevale era poi un appuntamento attesissimo, anche dai negozianti, mentre oggi il cantiere non permette ai carri di passare. I lavori che durano da oltre due anni hanno portato alla paralisi: vendite in calo, negozi costretti a chiudere, parcheggio selvaggio che impedisce lo scarico-carico merci. LO STATO DELL'ARTE - E 14 ormai sono diventati i mesi di ritardo. Anche se definire la fabbrica di via Tiburtina semplicemente come un "ritardo" significa usare un eufemismo - ci dice Concetto Zanghi, Vice presidente Vicario della commissione Assetto del territorio del comune di Roma. Cantieri aperti e mai chiusi, attivi a singhiozzo, un vortice di stop che bloccano tutte le operazioni e nullaosta che le fanno ripartire. A complicare le cose, i ritrovamenti archeologici. Perché il nocciolo della questione del collettore fognario è sotto terra, là dove le indagini della Soprintendenza hanno scoperto ampi tratti dell'antica via consolare romana e strutture murarie risalenti a un periodo compreso tra il VI secolo a.C. e il V d.C. "Un contesto archeologico di estremo interesse", conferma il Soprintendete Mariarosaria Barbera. Un tempo forse mausolei, abitazioni o edifici di pubblica utilità, come spiega l'unico cartellone informativo affisso nel cantiere, dove al momento i lavori non fervono di certo. Resta da chiedersi se questi reperti, da soli, possano giustificare tanta lentezza. LE ISTITUZIONI - L'Assessore ai lavori pubblici del comune di Roma, Paolo Masini (PD), spiega così il ritardo: "il 20-30% delle ore di lavoro finora svolte è relativo a interventi concreti realizzati dal comune; il resto è tempo che purtroppo abbiamo - tra virgolette - perso, per le richieste della Soprintendenza, che non solo non ci permette di rispettare i tempi, ma ci fa anche perdere i finanziamenti che avevamo a fatica raggranellato. Un'interruzione continua non sempre produttiva". Dino Bacchetti (PDL), vicepresidente della commissione Assetto del territorio del comune di Roma, rincara la dose: "Noi stiamo subendo un ritardo pesantissimo dovuto ai soliti pareri della Soprintendenza, che ha paralizzato di fatto fino a poco tempo fa la prima cantierizzazione". Concetto Zanghi, invece, parla di colpe concorrenti: "I lavori dovevano concludersi in un anno - un anno e mezzo. Solo che c'è stata una serie di intoppi, alcuni burocratici, altri dovuti al ritrovamento di beni archeologici di interesse". Secca la risposta a queste accuse della Soprintendenza: "Un cronoprogramma di un anno per un lavoro di queste dimensioni, nel territorio della Roma Imperiale, è una valutazione del tutto inattendibile, come non abbiamo mancato a suo tempo di far notare." Un accordo sembra, però, essere stato raggiunto, conferma Zanghi. E l'assessore Masini gli fa coro: "Quello di buono che si può dire è che finalmente la Soprintendenza ha dato il nullaosta ai lavori sotto sua supervisione. Per cui si va avanti". Ora è "sinergia" la parola d'ordine, dicono dal Comune. Alla fine riusciamo a strappargli la data, l'informazione tanto sospirata dai residenti e dai commercianti, la nuova promessa delle Istituzioni: "Se i ritrovamenti archeologici non ci faranno non rispettare i tempi - annuncia Masini - la fine dei lavori del collettore è stata ricalcolata per la primavera del 2016". Le complanari della Tiburtina invece - sempre secondo l'Assessore − dovrebbero essere pronte per la fine del 2015. MA I CONTI NON TORNANO - "Sono stati necessari dei rifinanziamenti o comunque una revisione dei conti per questi ritardi?", abbiamo domandato. Non c'è accordo. L'assessore: "L'opera ha un importo contrattuale di circa 7 milione e mezzo di euro, - sul sito informativo di Roma Capitale erano quasi nove - ma costa complessivamente 12 milioni, scavi archeologici compresi. C'è stato bisogno di un finanziamento aggiuntivo, proprio per questi scavi. Sono cifre molto importanti". Bacchetti non si pronuncia sui costi aggiuntivi, ma ritorna sulle responsabilità della Soprintendenza: "Le pubbliche amministrazioni, i residenti locali vivono ricatti continui da parte della Soprintendenza più o meno strumentali. Ci hanno paralizzato via Tiburtina dopo che gli abbiamo concesso 5 milioni 400mila euro". Ma la Soprintendenza non percepisce denaro né gestisce somme del committente per le attività di tutela dei beni culturali, ribadisce Mariarosaria Barbera. Le indagini archeologiche sono obbligatorie e rappresentano una voce specifica all'interno del capitolato dei lavori, documento - in caso di opere pubbliche come il collettore di via Tiburtina - messo a gara dal committente (il Comune di Roma). Statisticamente, queste indagini pesano per un 5-10% sull'importo totale, e dalla Soprintendenza tengono a precisare che l'impresa affidataria dei suddetti lavori ha percepito 500 mila euro e ne attende altrettanti. Solo 1 milione di euro, quindi. UN BILANCIO PROVVISORIO - A due anni dal nubifragio, via Tiburtina affoga nei dubbi. I cittadini sono esasperati, forse dovranno aspettare altri due anni per tornare alla normalità. E quanti soldi serviranno ancora? Intanto il traffico, lo smog e il rumore sono gli unici residenti soddisfatti della via. Speriamo che il cantiere non faccia in tempo a diventare un reperto archeologico.

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