I venditori di souvenir contro Ignazio Marino: "Ci caccia perché siamo ebrei"

Protesta a Piazza di Spagna degli urtisti: "Noi non siamo abusivi"

di Maria Teresa Squillaci e Eugenio Murrali

"Siamo ebrei di Roma. Ci volete portare a Auschwitz? Ci volete deportare". Ha urlato fino a sentirsi male una venditrice di souvenir "sfrattata" dal Colosseo. Insieme a lei tanti altri urtisti furibondi hanno occupato la scalinata di piazza di Spagna. Pochi giorni fa il sindaco Ignazio Marino ha stabilito lo spostamento degli storici venditori romani di souvenir − chiamati "urtisti" perché spesso urtavano con i loro ampi carichi i passanti. Dovrebbero trasferirsi dall'area archeologica del Colosseo a via di San Gregorio, tra via Celio Vibenna e Porta Capena. In quel punto però - dicono - le macchine sfrecciano a tutta velocità e non c'è lo steso bacino di turisti, cosa che aggraverebbe la loro situazione già difficile per via della crisi. Per lo più appartenenti ad antiche famiglie ebree residenti nella zona del Portico d'Ottavia, questi venditori sono eredi di una tradizione secolare, passata di padre in figlio. In molti mostrano ingrandimenti di vecchie bolle papali datate 1911, quando Pio X li avrebbe autorizzati a smerciare sul suolo di pertinenza vaticana. Questo mestiere però sarebbe ancora più antico: dalla fine dell'ottocento un editto papale permette loro, ancora nel ghetto, di vendere oggetti sacri ai pellegrini, attività considerata "disdicevole" per i cattolici. Il ricordaro diventa presto un mestiere diffuso e importante, al tempo uno dei pochi che agli ebrei era permesso di svolgere fuori dal ghetto. Nel 1946, una delibera comunale riconosce il loro ruolo. Ragioni storiche e affettive dunque. L'agitazione è tanta e sul finire della protesta pacifica una manifestante, ha accusato un malore. I ricordari interessati dal decreto del Sindaco sono circa 115 e, benché un'alternativa sia stata proposta, si sentono traditi e trattati alla stregua di abusivi. Gli urtisti hanno manifestato mostrando cartelloni e gridando con megafoni la loro ira nei confronti dell'amministrazione capitolina "Noi non siamo un ostacolo al decoro" e "150 anni di storia non si cancellano" sono i loro slogan. A protestare insieme a loro oggi, c'era anche la presidente del consiglio del XII Municipio Alessia Salmoni, che però mostra fiducia nel sindaco Marino e spera in una soluzione condivisa.

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