Festival contro la solitudine del teatro italiano

Nei Giardini della Filarmonica va in scena fino al 6 agosto la XXI edizione del festival "I solisti del teatro"

di Eugenio Murrali

A due passi da piazza del Popolo c’è un festival di teatro in un giardino fiabesco. Siamo giusto accanto a Borghetto Flaminio, in una zona di Roma spesso dimentica della sua vocazione, inconsapevole del fatto che per le sue vie, sulle sue piazze, si consumò nella letteratura, nel teatro e nell’arte, la battaglia tra sperimentazione e tradizione. Su queste strade si incrociarono, si scontrarono, a volte si insultarono, i pittori della scuola romana, gli autori del Gruppo ’63, i frequentatori della libreria Ferro di Cavallo, gli scrittori del bar Canova, quelli del bar Rosati, quelli che cenavano al Bolognese, l’avanguardia teatrale e tanti e tanti artisti, prima che l’equilibrio tra vita cittadina e turismo fosse completamente stravolto. Però, in dei “giardini che nessuno ̶̶ o solo qualcuno ̶ sa”, i Giardini della Filarmonica, a via Flaminia 118, da 21 anni si svolge un festival, che allieta le estati, ma soprattutto sopporta gli inverni culturali, specialmente quelli di questi ultimi quattro, cinque anni di crisi. Questo spazio di riflessione e di arte alle pendici di villa Borghese fu suggerito da Gianni Borgna, grande e compianto agitatore della vita romana, uomo politico e di cultura — a volte capita ̶ che, come Renato Nicolini con l’Estate romana, ha lasciato il segno nella storia di questa città: “Sono sempre i migliori che se ne vanno!”, in questo caso c’è del vero. Però i migliori sono anche quelli che restano e resistono, come fa dal 1994 la fondatrice e direttrice Carmen Pignataro, che di questa manifestazione è l’anima. Centaura anche in teatro, le piacciono la velocità, il ritmo, le rincorse, i sorpassi. Lei ha fatto il suo apprendistato al teatro femminista della Maddalena e oggi, col suo immancabile sigaro e le sue notti insonni, porta avanti coraggiosamente un programma che prevede 18 appuntamenti con artisti molto, e qualche volta poco (perché da scoprire), conosciuti. Il titolo del festival, I solisti del teatro, è efficace almeno quanto la sua direttrice, che è riuscita nell’impresa, pur con finanziamenti quasi dimezzati, pur dovendo rinunciare, tanto per fare un esempio, alla struttura in legno che ospitava la platea. “Il festival ̶ spiega Carmen ̶ nasce con questo nome perché volevamo dare lo spazio agli artisti solisti: attori, registi…”. Tanti i monologhi ospitati, in generale letture e interpretazioni di riconosciuto livello. Tra i molti menzioniamo quelli di artisti come Vittorio Viviani, uno dei maggiori ̶ non tutti l’hanno ancora capito − attori del teatro italiano, di Isabella Ragonese, che ha ricordato Ilaria Alpi, di Simona Marchini, che affronterà Verdi (il 25 luglio), di Giuseppe Pambieri con il suo Leopardi per la regia di Giuseppe Argirò (il 29 luglio), della strehleriana ̶ e tanto altro ̶ Francesca Benedetti in Madame Céline o il ballo della malora per la regia di Massimo Verdastro (il I agosto). Fresca di Grande bellezza, Galatea Ranzi, diretta da Consuelo Barilari, chiuderà il festival con Fedra - diritto all'amore di Eva Cantarella. Non di soli monologhi tuttavia vive lo spettatore, qualche flash di dialogo in scena si è visto e si vedrà. Il buon Ferdinando Ceriani ha portato sul palco quattro vivaci attrici (Valentina Martino Ghiglia, Carla Ferraro, Corinna Lo Castro, Silvia Siravo) per un brillante varietà sulla maternità, Moms!, Joele Anastasi ha scritto e diretto Battuage, riflessione profonda sui risvolti inquietanti dell’umano, selezionata dal Teatro dell’Orologio, mentre il 28 luglio Fabio Cavalli, il regista teatrale, interprete e collaboratore dei fratelli Taviani nel pluripremiato Cesare deve morire, porterà in scena Sasà Striano, Fabio Rizzuto e gli ex detenuti attori di Rebibbia in un Talk Show su Bellezza e Giustizia con la partecipazione del Professor Marco Ruotolo. Da Shakespeare al poeta romano Cesare Pascarella, da Eduardo De Filippo a Salvatore Di Giacomo, da François Truffaut a Giuseppe Verdi, da Euripide a Giacomo Leopardi, da Ferdinando Russo a Jules Dassin, la scelta non manca. Il bello di questo festival sta però anche nel fatto che, in quest’ “isola felice”, come la definisce la Pignataro, si possono incontrare figure dell'Olimpo culturale e magari può capitare di scambiare con loro due parole, prima o dopo lo spettacolo, seduti sugli ironici divani in stile ottocentesco, con una bevanda fresca e del buon cibo, sotto gli sguardi dei pini e dei bambù. Sì, perché questo è un festival per tutti, ma anche un festival degli artisti per gli artisti, che in questo salotto culturale si sono incontrati e si incontrano, dialogano, fanno critica, autocritica, progettano, si scambiano idee e a volte le concretizzano. Qui si manifesta l’attrice che, insieme alla cofondatrice Annalisa Scafi e Alberto Casari, ha ispirato questo festival, la Piera Degli Esposti nazionale ̶un’eroina di Stato le cui interpretazioni dovrebbero essere dichiarate patrimonio UNESCO insieme al Colosseo ̶ a volte compare anche la sua non meno eroica amica di sempre, la scrittrice Dacia Maraini (che per prima ha avvicinato la Pignataro al teatro), ma, in generale, nel parterre sono state avvistate negli anni tante importanti personalità della cultura e dello spettacolo: Niccolò Ammanniti, Lino Capolicchio, Gianfranco Mingozzi, Mario Monicelli, Italo Moscati, Ettore Scola, i Fratelli Taviani e molti altri assidui e meno assidui frequentatori, per non parlare poi di quanti hanno animato le precedenti edizioni del festival, come Giorgio Albertazzi, Carlo Cecchi, Roberto Herlitzka, Gabriele Lavia, Cinzia Leone, Licia Maglietta, Laura Morante, Moni Ovadia, Maria Paiato, Paolo Poli, Mariano Rigillo, Caterine Spaak, Franca Valeri. Tutti non è possibile citarli, ma provate a dire un nome di calibro e scoprirete che è passato di qui. I solisti del teatro sono dunque i grandi artisti che illuminano questi giardini, e su altri palchi vorrebbero poter essere un po’ meno solisti, prendere parte a una dialettica scenica collettiva, perché la scelta del monologo sia, proprio come in questo festival, una virtù che non nasce dalla necessità. Forse però la verità è che i grandi solisti solitari sono anche gli imprenditori teatrali, quegli instancabili organizzatori che le istituzioni dovrebbero sostenere di più, quegli acrobati delle imprese culturali troppe volte lasciati a esibirsi come funamboli... senza reti di sicurezza, né il chiarore della luna.

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